mercoledì 4 marzo 2009

La prima posizione

Delle volte ci si trova in situazioni in cui una parte del tuo cervello evapora in mille bollicine di rabbia, di sconforto e disperazione. come un pugno ben assestato alla materia grigia che ti lascia un livido di orgoglio e una ferita che gronda disperazione. e li non sai più chi sei e soprattutto che cavolo ci stai facendo in quella situazione. cerchi di alzare al testa e vedere se il mondo veramente finisce li dove il tuo domani è uguale all'oggi. e l'oggi sicuramente non è una bella giornata.
metti tutto in discussione e rischi di travolgere cose che nemmeno lo meritano e che non centrano affatto. come una reazione a catena, come un domino una dopo l'altra le tue certezze cadono. e veramente ti domandi se non sarebbe meglio sparire dalla faccia della terra, se non dessi dispiacere a qualcuno..
a volte piangi. a volte vuoi solo dormire, stare solo. come se ci fosse una nuvola immensa sopra di te e l'unica cosa da fare è aspettare che si diradi o che scarichi tutta l'acqua e l'energia che porta, anche se in quel moneto ti chiedi come sia possibile che la situazione cambi in qualche modo.

Mi dici di fare una cosa. te la faccio. me ne dici un'altra appena finita.. la faccio. senza battere ciglio. il lavoro è pesante? mi pagano per questo. se fosse solo divertente non sarebbe lavoro. cerco in ogni secondo di migliorare quello che mi sta intorno. di far funzionare meglio le cose. di inventare, riprogettare.. tutto questo ad un fine. tutto deve avere un fine. altrimenti tutto si trasforma in routine. non esiste più quello slancio, quella motivazione. quel non so che è la scintilla che stuzzica l'ingegno, che ci da soddisfazione e soprattutto motivazione nel viaggio verso lameta.
quando trenta attività ti si prospettano davanti una dopo l'altra e tu supplicavi pietà prima di queste perchè non avevi il tempo materiale ne la forza fisica per completare quel 90% di cose di routine per dedicarti al, se pur misero,  10% che ti faceva andare a casa contento o perlomeno in grado di venire a lavorare il giorno dopo. se ciò accade è altamente distruttivo. 
se poi come avvenuto l'altro ieri, ti viene imposto l'ennesima attività, questa volta mastodontica e a tuo giudizio (e ad un giudizio oggettivo) è una cazzata mostruosa e fa perdere solo inutilmente una marea di tempo.. e ti viene imposta dall'alto che più alto non si può... e tu cerchi di fargli capire che non ce la fai non perchè non ti va ma perchè è umanamente impossibile continuare a sostenere il ritmo, anzi aumentarlo.. beh allora questa non è la goccia, questa è la secchiata che fa traboccare il vaso.

da qui ne sono uscito distrutto. che volete da me? che faccia il mio lavoro? lo faccio. che faccia più del mio lavoro? lo faccio. che faccia il mio lavoro e segua il lavoro degli altri? lo faccio. che faccia il mio vecchio lavoro, che segua il lavoro degli altri e che faccia un nuovo lavoro? lo faccio, ma in prospettiva che sia una soluzione temporanea. che faccia 1 volta e mezzza tutto questo perchè è un periodo particolare e stanno entrando nuovi clienti? cazzo, è un periodo particolare. faccio il mio vecchio lavoro, seguo il lavoro degli altri, metto le toppe alle cazzate degli altri, faccio il mio nuovo lavoro e tutto quello che la situazione di emergenza comporta in più e più in fretta.
e dopo tutto questo? parliamo di nuovi clienti, nuove inutili attività, di nuove implementazioni, di gestione di altre attività di coordinamento, riunioni, nuovi settori che dovrebbero rompere i coglioni (leggi caresat)..aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaarghhhhhhhhhh!!!!!!!!!!
eh no cazzo. io non voglio morire qui dentro. piuttosto me ne vado in inps.. torno a fare il programmatore semplice in sede.. oppure vado a lavorare al comune anche con lo stipendio dimezzato.. seriamente questi giorni ci ho pensato. ho pensato a tutte le possibili alternative.. per la prima volta. è stata la giornata numero uno nella classifica delle giornate lavorative più nere della mia vita.
Io penso che se non fosse per il lavoro vicino casa (mezzora è poco dalle mie parti), ma soprattutto per le persone con cui lavoro. penso che avrei dato le dimissioni la sera stessa. lo penso seriamente. 
ma poi mi conosco e so che certe considerazioni a caldo non valgono nulla. certe decisioni vanno prese almeno una-due settimane dopo i fatti. quella è una scelta ponderata. 
in parte un po già m'è passata.. ma questa volta l'amarezza resta. la sento mentre scrivo questo. tutta sta fiducia verso le alte sfere non c'è più. è come se ora vedessi di essere una spugna che qualcuno cerca di spremere il più possibile senza preoccuparsi minimamente del risvolto psicologico di tutta la vicenda. che cazzo ce vole per loro.. famo il controllo, incorciamo i dati. "non c'è il db"? "non c'è il controllo"? se fa
"quello che sto dicendo è una stronzata paurosa"? se fa lo stesso perchè so io a dirlo. 
tanto la pressione di tutte ste cose non sta mai sulle loro spalle. e preferisco prendermene carico io piuttosto che comportarmi come loro e scaricare tutto in basso. cazzo, se vedo una persona che schiatta, come pretendo di volere altro? come pretendo di farla lavorare cosi? è controproducente. io per primo preferisco che le cose si accumulino o battermi per scartarle piuttosto che dire signorsi signore facciamo tutto tanto alla fine le fanno gli altri. che ragionamento del kaiser. secondo me ogni figura di responsabilità dovrebbe essre una diga. uno strumento che controlla i flussi e non permette il sovraccarico delle strutture più in basso. purtroppo per non collassare quando una diga è spalancata per prevenire la reazione a catena quella più in basso deve fare del tutto per contenere le acque. ma ha un limite fisico o temporale.

Vorrei vincere la lotteria per lavorare solo per il piacere di risolvere i problemi che ci stanno. solo per migliorare la vita di quelle poracce che di sotto stanno schiattando. anche senza stipendio, a quel punto non servirebbe. 

oppure vorrei aprire una safobis. una safo solo con quelle persone valide che credono veramente in quello che fanno. quelle persone che cercano di fare al meglio il loro dovere non perchè gli dicono di farlo, ma perchè ci mettono del loro. il lavoro funziona quando nel lavoro c'è qualcosa della persona che lo sta facendo. quando uno mette il proprio talento nel suo lavoro. 
è li che si crea qualcosa di veramente valido. altrimenti siamo tutti automi con più o meno esperienza.
ho fatto un programma? qual programma è mio. c'è un pezzo di fabrizio nella safo. in qualche modo la safo sono io. le multe girano con il batch? non perchè le fa girare il batchmulte. ma perchè è fabrizio che le fa girare. le spedizioni arrivano a citypost e vengono controllate? è alessandro che lo permette. le online funzionano? è anna che ha fatto i template di multeonline e si preoccupa che i file facciano il loro giro anche per 11 ore al giorno di lavoro se necessario. non è il lavoro che richiede 11 ore. è anna che lo richiede. perchè quel lavoro è lei stessa. voglio che antonello sia multeonline import. vogli che gregorio sia il calendario. cosi come stefania è verbamonit e gestione sublocazione. questa non è informatica. è arte. e steve jobs insegna. se devi fare il programmino del cazzo dal cliente con le specifiche dettagliate e 6 mesi per farlo.. serve un programmatore. per risolvere un problema a safosistemi o migliorare la gestione e il lavoro a qualcuno serve un artista, un inventore. si tratta di invenzioni, non di scrivere programmi. è l'idea.

ci siamo. le persone ci sono.è che abbiamo tanto potenziale ma siamo sommersi da lavoro del cazzo per cui servirebbero altre persone. persone che siano programmatori e basta.
ma siamo seri.. ma la safo uk con  ge o ald ma possiamo presentarci cosi? dai che il pc di casa mia è più potente di più di tre quarti del nostro parco server. eddaje su. c'ho più tera di archiviazione a casa che in ufficio. e io ce metto i film!!! sappiamo che stiamo partendo.. che è questione di mesi. e nessuno ha mai pianificato nessuna attività per questo. stiamo ancora con managermulte del cavolo scolpito fisso come sampietrino. le uniche novità di managermulte me le so fatte io a casa la sera..
fa paura girasi intorno e vedere queste cose.. stiamo proprio a giocà pe pera.. strano che ancora sopravviviamo. io sono sicuro che se i dipendenti della safo facessero il loro lavoro inteso come solo qeullo che devono fare e senza fare nulla in più la safo avrebbe la metà della capacità lavorativa che ha ora. purtroppo questo è risaputo in basso, ma in alto nessuno ci crede. fino a quando io o la mara di turno non esploderemo.. nessuno si porrà mai il problema. forse mi sopravvaluterò pure, ma secondo me allora si che saranno veramente volatili per diabetici.

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